Paese

Dati Generali
Il paese di Magomadas
È un piccolo paesino di tratto medioevale della provincia di Oristano, si trova a sud di Bosa, a 3 Km dal mare. È posto su una collinetta da cui lo sguardo può spaziare, dalla vallata di Modolo fino al mare. La campagna circostante è ricca di vigneti dai quali si ricava dell’ottima Malvasia. Nel centro storico ha sede il Museo del Vino della Planargia e della cultura contadina, a testimonianza dell’importanza di questo settore per l’economia e per la cultura di questo territorio. Volgendo lo sguardo verso il mare troviamo la marina di Magomadas con ampie spiagge, scogliere e mare cristallino, un litorale variegato e molto suggestivo.
Il territorio di Magomadas
Altitudine: 0/328 m
Superficie: 8,95 Kmq
Popolazione: 596
Maschi: 279 - Femmine: 317
Numero di famiglie: 270
Densità di abitanti: 66,59 per Kmq
Farmacia: via Vittorio Emanuele, 40 - tel. 0785 35712
Guardia medica: (Suni) - tel. 0785 34615
Carabinieri: (Tresnuraghes) via G.M.Poddighe, 11 - tel. 0785 35022

Storia

MAGUMADAS [Magomadas], villaggio della Sardegna nella provincia di Cuglieri compreso nel mandamento di Tresnuraghes, della prefettura d’Oristano; e nell’antica curatoria della Planargia.

La sua situazione geografica è nella latitudine 40°, 16', e nella longitudine occidentale dal meridiano di Cagliari 0°, 35'.

Una costante tradizione narra che nel 1226 i magumadesi avessero stanza in sito più prossimo al mare, notatamente dove vedonsi le vestigia della chiesa di s. Nicola, ed intorno alla medesima le fondamenta delle abitazioni che i coloni vanno ogni dì cancellando. I saraceni sbarcati nel prossimo littorale di Bosa invasero il paese, lo saccheggiarono e lo disfecero; quindi i miseri coloni che sfuggirono alla strage andarono a porsi dove ora sono, siccome in luogo men pericoloso, perchè in maggior distanza dal mare.

Un’altra sciagura venne a questo popolo nel 1684, essendo i barbareschi avanzatisi di notte sino al paese, che poterono sorprendere. Aveagli guidati un sardo della stessa regione, che era da alcuni anni schiavo in Africa, il quale, quando potè, evaso da mezzo a loro e corso in Tresnuraghes sua patria, destò quei popolani, e si proferse di avviarli. Quelli si armarono, affrontarono gl’invasori che col bottino e con gli schiavi ritornavano al lido, ne fecero una gran strage, e poi si volsero contro le navi. Una di queste fu assalita e per poco non fu vinta. Uno de’ sardi, Giammaria Poddighe, abbattè la bandiera lunata, la portò in trionfo e la conservò in monumento del suo valore e della sua felice impresa contro i barbari. Essa conservasi sino a questi tempi da un tale Giovanni Nicola Oggiano, forse ancora vivente. Gli storici sardi occupati in quei tempi a magnificare le glorie che sognavano de’ loro municipii, ed a scrivere le più ridevoli assurdità, non si degnavano considerare questi fatti di valore e di raccomandare alla posterità i nomi dei prodi. Studiose ricerche hanno ottenuto la cognizione di molti che meritarono bene della patria esponendosi contro le invasioni; ma le loro azioni dedotte da sinceri monumenti sono sceme di quelle circostanze, le quali le avrebbero adornate nelle pagine della storia, e non si ha modo con cui dissipare le tenebre, nelle quali giacciono i nomi di molti magnanimi, che ostettero alle aggressioni de’ barbari, e protessero le popolazioni dalla loro ferocia. Negli ultimi tempi di quella guerra di tanti secoli tra i sardi e i vicini africani si ammirarono prodigi di virtù, pochi e impreparati ripugnare a molti e ben armati, e vincerli; e sarebbe a stimarsi da questo, che non minor virtù mostrassero gli antenati, quando non si fossero già raccolti tanti fatti stupendi.

Il paese è situato in luogo un po’ rilevato in esposizione a tutti i venti. Il freddo non è molto sensibile, se non sotto la influenza della tramontana e del maestrale, la neve si scioglie presto, e le tempeste non vi sono frequenti. L’aria stimasi pura e salubre.

Popolazione. Sono in Magumadas 120 famiglie, e anime 490, distinte in maggiori maschi 134, femmine 142, e minori maschi 110, femmine 104.

Le medie sul movimento della popolazione sono nascite 6, morti 3, matrimonii 2.

Le malattie più frequenti sono i dolori laterali, e anche le periodiche. Il solito periodo della vita è a’ 50 anni. Non si ha camposanto, come erasi ordinato dal governo, e invece si seppelliscono i cadaveri o nel cemiterio della chiesa parrocchiale, dove è un piccolo altarino per celebrarvi in suffragio delle anime, o in quello della chiesetta della s. Croce.

I magumadesi sono tutti applicati all’agricoltura, eccettuati quei pochi che guardano il bestiame. Non vi si esercita alcun mestiere.

Anche per Magumadas fu ordinata la scuola primaria, ma nessuno vi concorse.

Le donne che lavorino nel telajo sono ben poche.

I magumadesi sono laboriosi e buoni. Non amano molto i divertimenti; tuttavolta se la terra risponda liberalmente alle loro fatiche si sollazzano ne’ dì festivi, altrimenti vedesi una malinconia più tetra.

La superficie territoriale stendesi come una striscia lunga poco più di quattro miglia, larga poi così variamente che la quantità complessiva non sia maggiore di quattro miglia e mezzo quadrate. Il paese è ben collocato, perchè nel mezzo.

Le principali eminenze sono appellate Santunigola, Lorìo, Fenosu, Sa Punta de tres montes e Sa Punta de Cointulzu, che tutte sono in fila verso la marina.

Si possono notare poche sorgenti, ma vale per molte quella che chiamano Sa Giagonia, la quale da un getto di 0,15 di diametro, e in egual copia versa tutto l’anno.

In sì piccolo territorio non sono altri animali selvatici, che le specie più piccole e gli uccelli più comuni.

Agricoltura. La terra è atta a tutti i semi cereali. Servono nell’agricoltura cinquanta gioghi, ed ogni giogo può seminare all’anno starelli di grano 6, d’orzo 3, di lino 1, di fave e legumi 2. L’ordinaria fruttificazione del grano e dell’orzo è all’ottuplo. Si semina un poco di granone, e si ha un cospicuo prodotto se non manchino le pioggie. Si hanno due vidazzoni, una verso la marina capace di starelli 400, l’altra di 300. Il frumento vantasi di superior bontà a quello delle vicine campagne. L’orticultura è pressochè nulla. Appena in poche ajuolette si vedono alcune specie. Le viti non vi prosperano, perchè poste in luoghi di pendìo tra le roccie, e povere di terra, cui le pioggie forti sogliono trasportare. O non sanno come si debba fare a sostenerla in luoghi consimili, o non si vuol soffrire la fatica di costrurre degli arginetti. Le varietà delle uve più comuni sono a Albaranzelu, Rettagliadu, Panzalinieddu; la malvagia, il moscatello e l’albegeniadu vedonsi in pochi filari. Dalle prime si fa il vino comune che è di molta bontà, e nel totale non suole di molto sopravanzare le cento cariche; delle altre se ne fanno i vini gentili, de’ quali ciascuna famiglia ha la sua provvista per gli ospiti, e per le libazioni de’ dì più solenni. Del vino comune, quello che sopravanza i bisogni del paese vendesi a Bosa.

Vegetano ne’ predi ciriegi, peri, albicocchi, susini e pomi di molte varietà, e vi allignano felicemente i mandorli, i fichi, i peschi, i meligranati e gli olivi. In totale si possono computare 4000 individui.

Dopo il vigneto sono alcuni chiusi, forse otto, dove si introduce a pascolo il bestiame domito.

Pastorizia. Dopo i buoi per l’agricoltura non sono altri animali che vacche, cavalli, porci, pecore e giumenti. Le vacche sono circa 20, le cavalle ed i cavalli 80, i porci 100, le pecore 300, pochi giumenti.

Religione. La parrocchia magumadese è nella diocesi di Bosa, e governasi da un Vicario con l’assistenza d’un altro prete.

La chiesa principale è dedicata a s. Giambattista. Fu fabbricata 216 anni circa, ristaurata nel 1762, e un’altra volta nel 1833. In essa si celebrano due feste molto frequentate da’ forestieri, la prima addì 24 giugno, l’altra addì 29 agosto. I balli nella pubblica piazza sono molto animati.

Le chiese minori sono: l’Oratorio di s. Croce, uffiziato da una confraternita, l’altra è denominata da s. Sofia e da s. Elia, fabbricata nel 1756, nella quale in altri tempi celebravasi una festa di gran concorso, con fiera e i soliti spettacoli. Presso questa cappella, che è distante dall’abitato non più di 7 minuti, è la pubblica fonte.

Antichità. Presso le rovine dell’antica chiesa di s. Nicola vedesi un norache in gran parte distrutto, come sono gli altri due detti uno Su nuraghe de s. Barbara, l’altro Su nuraghe de Sebes.

Tradizioni

Feste e Tradizioni
Feste e Sagre a Magomadas
Maggio/ Agosto: Santa Maria del Mare e Sagra del vino Malvasia -
Riti religiosi, manifestazioni folcloristiche, degustazione dei vini dei produttori locali.